Monte San Biagio, il paese presepe
Monte San Biagio, in provincia di Latina, è costituito da circa 6.000 abitanti e il suo centro storico conserva le caratteristiche urbane medioevali. A dare il benvenuto ai turisti sono tre porte: San Rocco, San Vito e Portone o Porta del Castello. Le origini del paese si fanno risalire all'età medioevale quando si iniziarono a costruire le prime case, intorno al Castello. Quest'ultimo fu costruito su ruderi romani che si possono tuttora osservare incorporati nella base del Castello a pochi metri dal Portone.
Un tempo chiamato Castrum Monticelli (cosi veniva chiamato in passato), le sue prime notizie si hanno in un atto dell'Archivio Cassinese, stipulato nel 1099. Nel 1862 però il Prefetto invitò il Sindaco a cambiare il nome al paese perché Monticelli si confondeva con Monticelli di Rocca Guglielmina (Esperia); fu perciò denominato Monte San Vito. Però, anche questo nome creava confusione con l'omonimo paese in provincia di Ancona ed il Prefetto ordinò un ulteriore cambio. Il Consiglio Comunale nella seduta del 20 dicembre 1862 decise per Monte San Biagio in onore al Santo Patrono.
Cosa vedere e cosa fare
Monte San Biagio, in provincia di Latina, si distende sopra una collina alta 133 m., che domina la piana di Fondi da Sperlonga al fiume Canneto con sullo sfondo il mar Tirreno e le isole Pontine. Gli abitanti sono circa 6.000 dislocati su un territorio di circa 70 Km quadrati. Il centro storico conserva le caratteristiche urbane medioevali con le tre porte: San Rocco, San Vito e Portone o Porta del Castello.
Il centro storico
Si inizia da passo di Portella una costruzione formata da due torri in mattoni unite da un arco a tutto sesto che da sempre ha avuto un ruolo importante nel contesto storico del paese. Originariamente l'antica Via Appia passava sotto di esso. Fino al 1870 fu passo di dogana, e segnò il confine del Regno di Napoli.
Troviamo poi la porta San Rocco, principale porta del paese, modificata nel 1755. Sulla chiave di volta dell'arco a mezzogiorno sono incise le iniziali: Gesù, Maria e Maddalena.
Tra gli edifici da vedere a Monte San Biagio troviamo la chiesa San Giovanni Battista che si pensa sia stata eretta dai Longobardi nel VII sec. Fu ampliata nel 1748: l'interno della chiesa è ad una navata con arco a tutto sesto. Al suo interno in una nicchia si trova il busto in argento del patrono San Biagio e le spoglie mortali del co-protettore Sant'Innocenzo, inoltre, è possibile ammirare un dipinto su tavola di Cristoforo Scacco. Piccola curiosità: l'organo della chiesa è originario del 1700 ma nel 1856 un fulmine lo devastò, e fu restaurato varie volte.
Altro edificio emblematico è il Castello, che risale al 1099, costruito sui ruderi di una fortezza o di un tempio romano, la sua pianta è trapezoidale e domina tutta la città. A nord del castello ci sono due torri (in origine erano tre): una circolare e l'altra semicircolare che poggia su una base triangolare. La seconda, detta “Torre Triangolare”, è un edificio raro in Italia per la sua forma. Si tramanda che questo castello fu rimaneggiato dai Carolingi. Il Conte Onorato II Caetani lo ampliò e lo fortificò. I documenti più antichi che parlano di questo edificio sono datati 1099. Per lungo tempo privata, la Torre è stata ristrutturata nel 2013 dopo essere stata donata al Comune dalla famiglia Addessi.
Da vedere la casa università di Monticelli abitata durante il periodo feudale, dal governatore del paese, ancora oggi si può osservare sull'architrave della porta lo stemma della corte rappresentato da un ramo di ulivo nel palmo della mano.
Da non perdere Porta san Vito, seconda porta del paese a nord-ovest, attraverso essa si può imboccare la lunga galleria Vernone, antico passaggio delle truppe in difesa del paese, e raggiungere Piazza Vernone. La galleria è caratteristica per le sue vie a gradino che salgono verso il centro.
Infine consigliamo di perdersi tra i vicoli e le scalinate ma sopratutto affacciarsi e godersi il panorama in una delle tante terrazze panoramiche della città.
La sughereta
Da non perdere la "sughereta di San Vito", un'area naturalistica unica in Italia con querce da sughero ad alto fusto. Si trova nella frazione di San Vito in località Dupante e si estende su una superficie di circa 300 ettari; è infatti una delle sugherete più estese di Italia ed è caratterizzata dal fitto bosco con alberi secolari. E' possibile fare trekking e uno dei posti più suggestivi è il Monte delle Fate, il sentiero numero 6 del Parco dei Monti Ausoni.
Il Lago di Fondi
Altra attrazione è il Lago di Fondi, uno dei laghi più grandi nella provincia di Latina. Si tratta di un lago di acqua dolce che si trova tra il comune di Terracina e il comune di Fondi, e può essere percorso in vari punti grazie ai suoi diversi sentieri. E' possibile girarlo in canoa o trascorrere una giornata nei dintorni del lago.
La via Francigena
https://www.viefrancigene.org/it/
https://dmofrancigenasudlazio.it/la-via-francigena/tappe/roma-teano/8
Sono oltre tremila i chilometri della Via Francigena da Canterbury a Roma e verso Santa Maria di Leuca. Un filo rosso che unisce l’Europa dei popoli e delle culture, toccando 5 Stati, 16 regioni e più di 600 Comuni. La Via attraversa il Kent, nel Regno-Unito; le regioni Haute-de-France, Grand Est e Bourgogne-Franche-Comté, in Francia; i Cantoni Vaud e Vallese, in Svizzera; e le Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, in Italia. Infine, a Roma lo Stato del Vaticano.
Facili sentieri di montagna, mulattiere di pietra, vie campestri e viabilità minore, senza traffico, strade bianche tra i cipressi, oppure ombreggiati da solenni pini domestici. Sotto i tuoi piedi scorrono le più antiche strade d’Europa. I segnavia ti guidano lungo il Cammino dove tutte le strade portano a Roma: il percorso ufficiale della Via Francigena, percorribile a piedi e in bicicletta e parzialmente a cavallo, è sicuro, facile, privo di difficoltà tecniche, accuratamente studiato per essere percorso da tutti e a tutte le età.
Scopri il percorso e buon Cammino!
Proprietà del video: DMO Francigena SUD nel Lazio
Le specialità enogastronomiche di Monte San Biagio
Nel settore alimentare Monte San Biagio possiede alcuni prodotti tipici di qualità, da tutelare, valorizzare e diffondere; proprio come si fà con i veri tesori. Infatti, l'alta qualità degli allevamenti fornisce ottime materie prime per la produzione di insaccati come la rinomata salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio fatta seguendo le antichissime tradizioni di lavorazione, come l'affumicamento con il fumo di lentisco, ed il formaggio marzolina che viene prodotto con il latte delle capre bianche di Monte San Biagio, una bio diversità caratteristica di queste zone difficilmente riscontrabile in altri luoghi.
Molte sono poi le produzioni agricole caratteristiche come la coltivazione del sedano bianco e la dell'uva da vino in questa zona infatti è rilevante la produzione del Moscato di Terracina.
Salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio
La salsiccia è ricavata dall'impasto ben amalgamato della carne dell'intero suino che viene tagliata preferibilmente a mano con il coltello, il grasso contenuto nell'impasto non supera il 25% e vengono usati ingredienti naturali, quale sale, peperoncino piccante, pepe rosso dolce, vino moscato di Terracina D.o.c. e semi di coriandolo passati in forno per essere più croccanti e più facili da schiacciare. L'impasto così ottenuto dopo un riposo di almeno 12 ore in maniella di legno viene insaccato in budella naturali di suino con spago vegetale nella caratteristica forma a catena.
Le salsicce così preparate vengono essiccate appese a delle canne, dal giorno seguente all'insaccamento si passa all'affumicamento con il fumo di legna di lentisco.
Per la conservazione le salsicce vengono messe sott'olio extravergine di oliva in barattoli di vetro.
La stagionatura deve essere fatta preferibilmente in ambienti naturali come le cantine tipiche o in capanne di stramma per almeno 25 giorni.
Storia:
Il caratteristico uso del coriandolo risale all'epoca della dominazione saracena, questa spezia dall'aroma molto forte copriva il sapore della carne di maiale tanto da giustificarne il consumo vietato dalla religione islamica.
Da molti documenti ritrovati nella biblioteca comunale di Monte San Biagio si desume che l'allevamento di maiali era molto diffuso grazie alla presenza della sughereta di S. Vito, un bosco di querce di circa 7.000 ettari intorno a Monte San Biagio.
La sughereta da fonte di sussistenza per l'economia locale, diventa una preziosa testimonianza della vita contadina di un tempo. Ancora, nascosto tra la vegetazione, si trova qualche vecchio pagliaio, esempio di costruzione rurale fatta di una basa circolare in pietra ed il tetto in arbusti. Nell'interno posto al centro, il camino era lo strumento di essiccazione delle carni, sia fonte di calore per chi nei pagliai ci doveva dormire.
Ancora oggi chi lavora gli insaccati, spesso preferisce la stagionatura del vecchio pagliaio dove il clima poco umido, protetto dalla salsedine e l'aroma di un tempo donano sapore al prodotto.
Corrado Barberis, Atlante dei prodotti tipici, Insor - Istituto nazionale di sociologia rurale.
Formaggio Marzolina
È un formaggio esclusivamente di capra, coagulato con caglio di capretto a basse temperature, le metodologie di produzione sono eterogenee, le differenze tra i diversi produttori cominciano dai trattamenti subiti dal latte, che può essere conservato a temperatura ambiente, refrigerato o semplicemente raffrescato con acqua oppure essere trasformato subito dopo la mungitura.
In quest'ultimo caso può dare luogo a due cagliate, quella della sera e quella della mattina, che vengono miscelate o si può trattare di due lavorazioni completamente differenti.
La cagliata viene rotta dopo circa 30 minuti e dopo la scolatura del siero e la pressatura il prodotto viene depositato nelle forme caratteristiche dette "fuscelle" tradizionalmente realizzate con vimini intrecciato, oggi sostituito con forme di stagno forato.
Il formaggio Marzolina si può consumare fresco oppure stagionato, quello fresco presenta un sapore dolce mentre quello stagionato presenta un sapore molto più forte ed intenso.
Moscato di Terracina
L'uva "Moscato" prodotta nella zona di Valle Marina, viene annoverata nel catasto vinicolo nazionale con il nome varietale di "Moscato di Terracina". Grappolo di media grandezza, la buccia degli acini in maturazione, è di colore
bronzeo dorato, con una resa di succo pari al 75- 80 % circa. Il suo tenore zuccherino, è tale da produrre vino, che oscilla da 11 a 13 gradi alcolici.
A dicembre, vengono liberati i tralci più lunghi, per la potatura. La passonatura, viene fatta con pali di castagno, si ricompone il filare con tre ordini di fili di ferro. Tra agosto e settembre avviene la maturazione dei grappoli che le rugiade settembrine rigonfiano di turgida linfa.
E' ìl tempo della vendemmia che si trasforma in una festa corale di popolo.
Nel contesto di valorizzazione del prodotto tipico locale si inserisce la produzione dell'Azienda agricola Di Vezza Angiolina con la produzione di vini moscato e rossi che ben si accordano con la salsiccia di Monte San Biagio e la marzolina.
Il pesce CALAMITA del Lago di Fondi
E’ un pesce di taglia media che raggiunge mediamente un peso che varia tra i trecento e i cinquecento grammi; è lungo normalmente dai venti ai quaranta centimetri e soltanto in casi particolari arriva a sessanta. Il cefalo calamita vive sia in acque salmastre sia in acque dolci, da cui però scende al mare nel periodo della riproduzione. E proprio perché è collegato al mar Tirreno attraverso canali emissari e foci, che ha trovato nel lago di Fondi, in provincia di Latina, l’ambiente ideale in cui svilupparsi. Da sempre vive qui. E a proposito della pesca in questo lago, se ne parla già nella Statistica del Regno di Napoli del 1811: «Vi si moltiplicano in una maniera prodigiosa tinche, cefali, calamite, latterini e una infinità di altre specie ancor nuove. Inoltre i due emissari col quale il lago di Fondi comunica col mare formano una circostanza favorevolissima alla generazione dè pesci». Sono oltre cento le tonnellate di cefalo calamita che ogni anno vengono pescate nel Lago di Fondi. E’ una stima fatta dall’Arsial, l’azienda regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio. Ecco, come la stessa Arsial lo descrive: «Il corpo è slanciato, cilindrico, compresso nella parte caudale, ricoperto da grosse scaglie; la testa è massiccia, appiattita dorsalmente (a differenza di quella del cefalo comune che presenta una forma tondeggiante)». Ancora oggi si pesca con il tradizionale «barchino», una barca di legno costruita localmente a mano, molto leggera e caratterizzata da fondo piatto che ne permette una maggiore manovrabilità, tanto da essere spostata solo con un remo. Una barca che raggiunge velocità elevate. Pesce dalla carne bianca e tenera, a Fondi e a Monte San Biagio viene cotto ai ferri, alla griglia e al forno con rosmarino o con le zucchine.



















